
NON CHIEDETECI ALTRO, ABBIAMO GIÀ DATO…
Solidarietà, Lavoro Agile, CCNL: sempre gli stessi strumenti, sempre sulle spalle dei lavoratori
A più di due anni dalla scadenza del CCNL delle Telecomunicazioni, e con una trattativa arenata ormai da mesi, il quadro che si presenta è tutt’altro che rassicurante. All’inizio del 2025, l’Amministratore Delegato di TIM affermava che, in virtù della cessione della rete e del miglioramento della situazione finanziaria, non vi fosse più necessità di ricorrere ad ammortizzatori sociali. Una dichiarazione netta. Ma la realtà che si è materializzata smentisce completamente quelle parole.
Nel frattempo:
• a maggio TIM comunica un incremento del 15% sul PDR, oltre quanto previsto dai parametri contrattuali;
• a giugno annuncia l’assunzione di 80 nuovi lavoratori;
• il 24 aprile, in un incontro istituzionale tra Governo, Asstel e i soliti noti, viene promesso il rilancio del Fondo Bilaterale di Settore e il rifinanziamento dei Contratti di Espansione: impegni che, ad oggi, restano in larga parte disattesi;
• l’AD di TIM viene nominato presidente di Asstel e chiede – ancora una volta – il sostegno delle stesse sigle sindacali per ottenere agevolazioni fiscali, avvertendo che, in loro assenza, il rinnovo del CCNL non sarebbe possibile.
Il 12 maggio le strutture confederali annunciano il blocco delle firme su accordi di formazione e riorganizzazione, vincolandoli alla riapertura del negoziato sul contratto. Il 14 luglio si arriva allo sciopero nazionale, seguito da un primo avvicinamento tra le parti il 30 giugno. Ma è l’8 luglio che si sigla un accordo quadro che unisce – in un’unica soluzione – quattro temi distinti:
A) Una nuova Solidarietà difensiva con percentuale aumentata al 15,64%, per “gestire” 1.852 presunti esuberi, a pochi giorni dalle assunzioni e in assenza di una formale procedura di esubero prevista per legge.
Da notare che le integrazioni previste, oltre a essere teoricamente “aggiuntive” , dovranno comunque
essere accompagnate da una richiesta di integrazione salariale all’INPS, come previsto dalla normativa vigente. Il rischio concreto è che i lavoratori ricevano somme inferiori rispetto a quanto atteso, anche perché – come già accaduto – i tempi tecnici dell’INPS non garantiscono erogazioni immediate né
pienamente compensative.
B) Una proroga del Lavoro Agile, simile al modello attuale ma con modifiche sui rientri in sede e sulle deroghe.
C) Un generico “impegno” sull’aumento del PDR di 50 euro, senza alcuna garanzia reale.
D) Un intervento peggiorativo sugli orari nei reparti Caring, trasformando i turni più gravosi in “jolly” attivabili a discrezione.
Tutto confezionato in un pacchetto unico, da accettare in blocco. Una modalità che mette in discussione il principio stesso della contrattazione libera e articolata.
Ci domandiamo:
- Dove sta la coerenza tra i conti in ripresa, le nuove assunzioni e la richiesta di nuovi sacrifici?
- Perché si invoca la Solidarietà quando, per legge, non è stata aperta alcuna procedura di crisi?
- È accettabile usare il Lavoro Agile come leva di scambio per ottenere tagli sul costo del lavoro?
Va ricordato che le integrazioni economiche previste, teoricamente “aggiuntive”. potranno essere coperte – almeno in parte – con risorse del Fondo Bilaterale finanziato anche dai lavoratori stessi. Così come i buoni carburante da 300 euro, largamente pubblicizzati, non costituiscono salario strutturale né incidono sulla
retribuzione utile.
Anche l’indennità UT risulta inferiore rispetto all’accordo precedente (752,57 euro contro 773,74 euro per i livelli 3-5).
In questo contesto, il Lavoro Agile, anziché essere valorizzato come risposta moderna a una nuova organizzazione del lavoro, continua ad essere utilizzato come strumento di pressione. Eppure, per molti lavoratori rappresenta una condizione imprescindibile, aggravata dalla chiusura di sedi e dalla distanza
crescente dai luoghi di lavoro.
Ancora una volta si scaricano sulle persone le conseguenze di scelte che altrove trovano solo elogi e premi.
Più rinunce, meno tutele, e il contratto collettivo nazionale resta chiuso in un cassetto.
Non è questa la contrattazione di cui c’è bisogno.
Non si tutelano i diritti impacchettandoli in accordi complessi e sbilanciati.
Non si può usare il “ricatto” del peggioramento come leva per ottenere l’ennesima firma.
CISALCOMUNICAZIONE è con i lavoratori.
p. Cisal Comunicazione F.A.L.C.
Segretario Nazionale Generale di Federazione
Fontana Delfino Enrico
