Il rinnovo del CCNL TLC viene presentato come un traguardo importante.

L’analisi tecnica però racconta una storia ben diversa: un contratto che smarrisce tutele, diluisce il salario, divide i lavoratori e introduce rigidità che pesano sulla vita di migliaia di persone.
Una rotta incerta, più vicina al Triangolo delle Bermuda contrattuali che a un porto sicuro.

Il nostro galeone, invece, mantiene il timone saldo.
La nostra rotta resta chiara: difendere salario, equità, dignità e stabilità.

La vacanza contrattuale rappresenta la prima grande criticità.
Tre anni di lavoro, dal 2023 al 2025, vengono completamente cancellati sul piano economico: nessun arretrato,
nessuna una tantum, nessun recupero dell’inflazione, che ha superato complessivamente il 18%.
L’impatto reale è rilevante: oltre 5.000–6.000 euro di perdita netta per lavoratore, pari a diverse mensilità non riconosciute.
È come se un lungo tratto di navigazione fosse stato compiuto senza paga.

L’inflazione cumulata del triennio ha eroso ogni giorno il potere d’acquisto.
Per compensare realmente la perdita, sarebbero stati necessari almeno 160–180 euro mensili immediati già a partire dal 2024. Invece, il rinnovo riconosce 100 euro nel 2026, con altri incrementi diluiti negli anni successivi.
Il valore reale degli aumenti nella prima fase non supera i 6 euro al mese netti.
Tradotto in termini quotidiani, l’impatto si riduce a pochi centesimi al giorno: troppo poco per colmare una frattura economica che negli ultimi anni ha inciso profondamente sui bilanci familiari…

Gli aumenti complessivi del comparto TLC raggiungono i 298 euro tra il 2026 e il 2028, ma con una maturazione estremamente lenta: solo 150 euro nei primi due anni, con l’ultima tranche di 98 euro prevista nell’ultimo mese del 2028.
Un incremento così distribuito non tutela i salari: consente di galleggiare, non di avanzare.

Sul piano complessivo, il confronto fra perdita reale e aumento previsto è impietoso:
• perdita triennale: 5.000–6.000 euro
• arretrati riconosciuti: 0 euro
• aumento totale: 298 euro
• differenza negativa: 4.700–5.700 euro

E mentre nel settore TLC si accettano aumenti minimali distribuiti in anni, proprio in questi giorni è stato rinnovato il contratto dei metalmeccanici (firmato nel novembre 2025, il nuovo accordo è destinato a coprire il periodo 2025–2028), con aumenti di 205,32 euro più incentivi di settore. Un confronto che parla da solo e
dimostra che risultati diversi erano possibili.

Ancora più penalizzante risulta la parte dedicata al comparto CRM/BPO.
Qui gli aumenti si fermano a 288 euro, con tranche più frammentate e con un divario economico rispetto ai colleghi TLC che può superare 2.500 euro nel triennio.
Si aggiungono orari multiperiodali, turnazioni continue, flessibilità elevata e condizioni organizzative che alimentano stress e discontinuità nella vita personale.
Ne emerge una disparità interna che penalizza proprio chi regge gran parte della mole operativa del settore: stesso lavoro, meno salario, meno tutele.
Una distinzione ingiustificata che crea una “serie B” contrattuale difficile da accettare.

Un ulteriore problema riguarda la mancata esclusione dell’assorbibilità.
Senza una clausola specifica, le aziende possono neutralizzare gli aumenti compensandoli con superminimi, premi consolidati o indennità individuali.
Di fatto, per molti lavoratori l’aumento reale potrebbe essere pari a zero.

La nuova classificazione tramite famiglie professionali introduce poi una flessibilità molto ampia nelle mansioni.
Dietro una veste moderna si nasconde la possibilità di spostare i lavoratori verso attività inferiori ma formalmente “coerenti”, con rischi di depotenziamento professionale, perdita di competenze e rallentamento dei percorsi di crescita.

Un demansionamento “elegante” che apre scenari delicati per migliaia di persone.

Sul fronte dei sistemi di controllo digitale, il contratto amplia l’uso di metadati, tempi di lavorazione, indicatori individuali, analisi algoritmiche e ranking di performance. In assenza di limiti precisi, questi strumenti possono diventare invasivi e interferire con valutazioni, obiettivi e, nei casi più critici, con contestazioni disciplinari.
La tecnologia deve servire il lavoro, non controllarlo.

Le norme sull’esigibilità riducono ulteriormente gli spazi della contrattazione, irrigidendo la possibilità di intervenire su situazioni critiche, contestare scelte non condivise o riaprire tavoli necessari.
Un ulteriore passo verso la stabilizzazione di un assetto poco flessibile, che indebolisce la rappresentanza nei momenti più delicati.

In un settore che cambia rapidamente e davanti a un contratto che non garantisce un porto sicuro, scegliamo di tenere il timone saldo e di avanzare con le vele spiegate, certi che il vento può cambiare ma i valori no.
Il porto sicuro non è un luogo, ma la condizione in cui ogni lavoratore ha diritti chiari, salario dignitoso e tutele reali.

Verso quel porto continuiamo a navigare senza lasciare indietro nessuno.
Mentre altri seguono le correnti, noi restiamo sulla nostra rotta: chiara, coerente e con il vento in poppa.

Per correttezza intellettuale riconosciamo che, in questo scenario, il BPO CISAL rappresenta oggi una base contrattuale più stabile: tutele definite, struttura retributiva chiara e protezione delle professionalità senza divisioni tra ponte e stiva.

Il nuovo CCNL TLC, invece, cancella tre anni di lavoro, offre aumenti minimi, introduce controlli invasivi e crea differenze ingiuste tra TLC e BPO.
È una rotta che espone la ciurma alle onde, non un approdo affidabile.

Il nostro galeone non cambia direzione, non si piega e non baratta diritti con promesse.
Restiamo presenti, coerenti e vicini a chi lavora davvero.

E oggi la scelta è nelle tue mani: la rotta non la decide la tempesta.
La rotta oggi la decidi tu, lavoratrice e lavoratore delle TLC…

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Segreteria Cisal Comunicazione
Roma 26/11/2025