
A seguito degli accordi sottoscritti l’8 luglio 2025 tra TIM e le solite sigle sindacali, CISALCOM ritiene doveroso esprimere una valutazione fortemente critica. Ancora una volta, il costo del risanamento aziendale ricade interamente sulle spalle dei lavoratori, senza una reale visione di rilancio né un equilibrio tra esigenze organizzative e tutele individuali.
Un contratto di solidarietà che penalizza il reddito e i diritti.
Il nuovo Contratto di Solidarietà, valido dal 16 luglio 2025 al 31 dicembre 2026, prevede una riduzione dell’orario di lavoro pari al 15,64%, che si traduce in 21 giornate lavorative in meno nel 2025 e 40 nel 2026. Una misura che colpisce duramente:
- il salario diretto
- il Premio di Risultato
- i ratei di tredicesima e quattordicesima,
- le quote di TFR
- e soprattutto, i contributi previdenziali.
Nonostante le integrazioni previste (accesso al Fondo di Solidarietà di Settore fino all’80% della retribuzione, buoni pasto da 7 euro e una tantum differenziate per livello), le compensazioni appaiono parziali, incerte e frammentate, non garantendo né equità né continuità nel tempo.
A pesare ancora di più è la mancanza di piena integrazione INPS: le giornate di sospensione incidono sui contributi previdenziali, con effetti negativi futuri su pensione, NASpl e altre prestazioni collegate alla storia contributiva. Un danno invisibile oggi, ma molto concreto domani.
La previsione di due una tantum lorde (752 euro per i livelli più bassi e fino a 2.463 euro per i quadri) e di 300 euro in buoni benzina per chi sarà ancora in servizio nel 2026, lascia scoperti molti lavoratori. Chi cessa prima, chi è part-time, chi ha già difficoltà economiche, si ritrova con compensazioni simboliche, non strutturali.
Sul versante del Lavoro Agile, l’accordo introduce due modelli – giornaliero e settimanale – ma entrambi caratterizzati da regole rigide e controlli invasivi. Tra gli elementi critici:
- Obbligo di prenotazione settimanale/mensile per le giornate da remoto e in sede;
- Obbligo di videocamera attiva durante le riunioni;
- Reperibilità costante, senza limiti né reale diritto alla disconnessione;
- Nessuna previsione di rimborso spese per connessioni, energia, strumenti;
- Esclusione di intere aree e professionalità, anche laddove le mansioni siano facilmente remotizzabili.
Le previsioni di flessibilità per genitorialità, disabilità o fragilità rappresentano piccoli correttivi utili, ma insufficienti a compensare una filosofia di fondo più centrata sul controllo che sulla fiducia e sulla valorizzazione.
Dove manca una strategia, si impongono solo sacrifici.
Ciò che preoccupa maggiormente è la totale assenza di un piano industriale condiviso. TIM parla genericamente di “razionalizzazione” e “sostenibilità”, ma non chiarisce:
• quale sarà il destino delle strutture operative;
• quale ruolo giocheranno le nuove tecnologie (cloud, cybersecurity, servizi digitali);
• che tipo di investimenti si intende attivare per valorizzare le professionalità interne;
• quali garanzie esistono sulla tenuta occupazionale, anche in relazione alle società del gruppo.
Tutto viene demandato a osservatori e commissioni, senza alcun impegno vincolante. Intanto, si impongono sacrifici unilaterali e duraturi, con pochi ritorni per chi lavora.
CISALCOM non può che denunciare la debolezza e l’inadeguatezza di questi accordi. Non solo per i contenuti, ma per il metodo: il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori è stato nullo, il confronto reale totalmente assente.
Si poteva – e si doveva – fare molto di più:
• Pretendere piena copertura contributiva INPS delle giornate di sospensione;
• Introdurre una clausola di tutela del reddito netto reale, non basata su bonus variabili;
• Estendere automaticamente il lavoro agile a tutti i lavoratori fragili, con documentazione idonea.
• Aprire un tavolo permanente sulla tenuta occupazionale, con trasparenza sui numeri, sulle ricollocazioni e sulle prospettive del personale coinvolto.
Mentre altri siglano accordi che scaricano il peso del risanamento aziendale sui lavoratori, accontentandosi di vaghe promesse e bonus discontinui, CISALCOM sceglie con chiarezza da che parte stare: dalla parte di chi, ogni giorno, tiene in piedi questa azienda con impegno, sacrificio e professionalità, nonostante tagli, incertezze e una strategia industriale assente.
Non è accettabile rendere ordinaria la perdita di salario, di contributi, di diritti. Non può diventare prassi l’esclusione dei lavoratori dalle decisioni che ne determinano il futuro. Non bastano parole sulla “tenuta occupazionale”. Servono atti concreti, clausole di garanzia, trasparenza e coraggio contrattuale. Serve un vero cambio di passo: basta ratifiche preconfezionate, è tempo di confronto reale, di strategia fondata su competenze, partecipazione e dignità del lavoro.
Non su ammortizzatori sociali usati come paravento.
CISALCOM c’è.
Con coerenza, con voce autonoma, senza compromessi, con una sola fedeltà: quella verso le lavoratrici e i lavoratori. La nostra battaglia continua. E se sarà necessario. Con forza, con determinazione, con responsabilità. Perché il lavoro non si svende. Si difende. Sempre.
Segreteria Nazionale TIM
Cisal Comunicazione
